Sul Maestro Masahiko Kimura è stato scritto tanto: che era soprannominato Judo-san, che aveva una forza sovrumana, che era una leggenda, che era un uomo umile, che è un fondamento del judo. Tutto vero e non c’è bisogno di mie aggiunte per enfatizzare ulteriormente una figura troppo eminente come il Maestro Kimura.
In questo bellissimo video datato la leggenda Judo-san mostra una serie di eleganti passaggi in leva e non solo. Esemplare l’Ude-garami, come tutto il resto. Guardiamo e impariamo.
L’idea di questo post è nata da una chiaccherata con zio Bleiz che ringrazio.
Si dice sempre un gran male degli anni 80. Non me la sento di buttare via tutto, un po’ perchè erano gli anni della mia adolescenza un po’ perchè qualcosa di buono lo hanno prodotto. Per esempio la band dei fratelli Van Halen che tutti ricorderanno per “Jump” commercialissima top-hit dell’84. Si trattava di un pezzo carino ma che dice poco di questo gruppo di magnifici pazzi diventati uno dei punti di riferimento di tutti i ragazzi che allora iniziavano a fare rock nei garage con i compagni di scuola. Riferimento non è un termine casuale, in particolare parlando di chitarra elettrica ogni musicista sà che sono solo tre i nomi di peso didattico: Jimi Hendrix, Eddie Van Halen, Joe Satriani. Senza nulla togliere a tutti gli altri bravissimi shreader, è noto che dopo questi tre “padri” tutti i chitarristi rock veterani e niubbi fanno di tutto per somigliare a loro. Qui sotto vediamo un maturo Eddie Van Halen che esegue il suo cavallo di battaglia “Eruption”, il pezzo che ha reinventato il concetto di ’solo’. Lo accompagna alla batteria il fratello Alex.
Ieri sera ho visto Annozero. Il tema era la violenza omicida dei giovani fascisti dei nostri tempi, si parlava della morte di Nicola Tommasoli ucciso a Verona da cinque balordi nazi-fascisti. Alla discussione intervenivano il Prof. Umberto Galimberti, la ex-parlamentare di Rif. Comunista Titti De Simone, Stefania Zuccari madre di Renato Biagetti, (altro sfortunato ragazzo ucciso dai fascisti) e … l’intellettuale di destra Donna Assunta Almirante. In collegamento esterno i ragazzi del liceo Maffei di Verona, istituto frequentato da uno degli assassini.
Ho apprezzato molto il contributo di Galimberti che sintetizzo qui in maniera rozza e pedestre: i giovani percepiscono il futuro non più come una promessa ma come qualcosa di vago ed indecifrabile. Prendono il diploma e pensano che tanto non serve a niente, prendono la laurea triennale ma tanto non serve a niente. Non hanno un progetto da seguire ma in quanto giovani hanno tanta forza da “sfogare”, se avessero un progetto, se vedessero un futuro metterebbero lì tutta quella forza che è massima tra i 20 e i 30 anni di età. Il futuro invece non c’è ma la forza resta in campo e allora? Allora la sfogano nella violenza senza scopo e senza motivo, cioè nella violenza assoluta. Si ammantano di un’ideologia apologeta della violenza, il Fascismo, per darsi una spiegazione perchè comunque persino loro hanno bisogno di una spiegazione, un motivo.
Concordo pienamente e aggiungo che questi giovani violenti e vuoti trovano incoraggiamento e sostegno dei loro simili che ormai giovani non sono più da tempo. Questi cattivi maestri da tempo coltivano l’odio fertilizzando col letame dell’ignoranza e la negazione di valori condivisi e fatti storici. Al tempo stesso questi si indignano quando un giornalista “accenna” alla simpatia per il fascismo dei cinque assassini di Nicola, come se fascismo e violenza fossero due concetti separati.
Se Galimberti mi ha stimolato la mente Stefania Zuccari mi ha toccato l’anima con le sue parole di madre colpita con violenza ma ancora forte e capace di chiamare le cose col loro nome. Stefania è una donna straordinaria, luminosa come la verità, lei ha dato voce al buonismo dilagante nella “sinistra” che davanti a questi fatti si ostina a parlare di “bullismo”. Stefania ha semplicemente detto che lei si rifiuta di vergognarsi di dire che negli ambienti di destra si fomenta l’odio, non accetta che si neghi la vocazione alla violenza di chi si dice fascista, vuole essere libera di dire che i fascisti sono dei maledetti criminali. Renato è stato ucciso perchè veniva da un concerto reggae, Nicola perchè aveva il codino. Sono stati uccisi perchè apparivano diversi agli occhi di giovani criminali fascisti. Chi si dice fascista dichiara di essere un violento con vocazione per l’omicidio.
Donna Assunta Almirante col suo … linguaggio forbito ha detto che “non si deve parlare di destra o sinistra davanti a ste cose di ddroga che ‘ giovani che di ddrogano che non si possono vedere qua… “ (cit.), la stessa sera ho sentito Giorgia Meloni disapprovare i media che “parlano dei giovani solo quando si fanno atti di violenza, questo getta una luce oscura (????) sulla gioventù, si dovrebbe parlare di più degli atti di eroismo dei giovani che vivono con poco …” (cit). Fortuna che adesso in veste di neo-Ministro per le Politiche Giovanili porrà freno a questa visione distorta che i media danno dei “giovani”.
Do un fortissimo abbraccio a Stefania e auguro a tutti i nazi-fascisti di trovare al più presto tutto quello che si meritano, e che magari lo trovino lontano da noi.
Questa è la riesumazione di un mio vecchio post sul newsgroup it.sport.atletica. Premetto che considero il tapis roulant (o treadmill) comodo SOLO per fare le visite mediche per attività agonistica, ho sempre trovato scomode le pedane a gradini. Comunque al di là delle mie opinioni personali vediamo quali differenze oggettive ci sono tra la corsa vera e il surrogato da palestra.
a) Correre sul tapis è più semplice: una volta trovato l’equilibrio giusto, cioè il modo di distribuire i propri pesi in movimento si ha a che fare con l’elasticità del tappeto che è assente in strada, sullo sterrato ed in pista. Persino quella sintetica è più rigida. Non c’è aria in movimento che oppone una resistenza variabile al moto del corridore. Quindi a parità di ritmo di corsa sul tapis lo sforzo è minore. E’ possibile, grazie a degli automatismi programmabili ormai presenti su tutte le macchine, inserire delle variazioni di pendenza durante l’allenamento ma in questo modo si altera lo stile della corsa e non so se questo sia un bene in quanto innaturale.
b) Come già detto il tappeto è elastico e questa caratteristica può essere causa di infiammazioni a ginocchia e tendini di Achille e cioè l’incubo di qualsiasi runner, agonista o no. Se non si è perfettamente adattati a tale elasticità possono comparire indolenzimenti da affaticamento durevoli diversi giorni.
c) La vera differenza tra corsa vera e corsa simulata è che inquest’ultima manca la spinta in avanti: il corridore deve solo opporsi allo scorrimento all’indietro del tappeto, così facendo fa lavorare di più i quadricipiti ( la gamba deve sollevarsi maggiormente) e per evitare lo strisciamento del piede tende a sollevarlo di più facendo lavorare a maggiormente i muscoli tibiali anteriori. Si ha così un senso di affaticamento superiore che viene metabolizzato dopo un certo transitorio di adattamento innaturale seppur mantendo un più basso dispendio energetico rispetto la corsa vera.
d) Programmare un buon allenamento col treadmill è difficilissimo per non dire impossibile parlando di atleti non principianti. In particolare è inadatto per gli allenamenti veloci del mezzofondo dato che non si può andare oltre i 20 km/h, basti pensare a delle ripetute 300-400-500 m. Anche per la maratona lo considero inadeguato, inoltre fatico ad immaginare un runner che “tapirula” anche solo per 2 ore senza che gli venga a noia il tutto. Come già detto c’è sempre la questione del dispendio energetico che è più basso e verrebbe quindi a mancare lo scopo fondamentale del lungo e/o lunghissimo.
e) Correndo al chiuso davanti ad un muro o, peggio ancora, davanti alla TV viene a mancare uno dei punti cardine della corsa all’aperto: la fortificazione del sistema immunitario che solo le condizioni variabili dell’aperto garantiscono.
f) Infine “correre” sul tapis-roulant è diverso dal correre veramente come ascoltare la suoneria monofonica di un telefonino è differente dall’assistere ad una esecuzione live del Concerto per Pianoforte e Orchestra n. 3 in Re minore op. 30 di Sergej Rachmaninov. In parole povere sul tapis manca la componente ludica, manca il viaggio più antico mai fatto, manca il vento che esiste solo per te che corri, manca la sorda ritmica delle suole sul fondo, manca il sole che ti fissa per vedere se ce la fai, manca il traguardo che solo tu varchi e tu solo festeggi dentro di te, sicuro che non troverai mai una droga capace di anche solo di imitare queste sensazioni che hai irrimediabilemente fissate nella memoria. Manca tutto quello che si chiama corsa.
Mi stupisco ogni volta che qualcuno dice “Sgarbi, quando non dà in escandescenze, dà prova di essere intelligente e colto”. E’ una frase assurda la cui sola utilità è la denuncia della stupida superficialità di chi la dice. Sarebbe come dire “Borghezio, quando non versa la sua urina sul terreno destinato ad una moschea per sconsacrarlo, si dimostra tollerante e aperto a tutte le culture straniere”.
Voltaire ha detto “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”. Ovviamente condivido ma per uno come Sgarbi farei volentieri un’eccezione. In questo estratto di AnnoZero (1/05/2008) il critico d’arte mette a dura prova la calma olimpica di Marco Travaglio che, simpatico o no, dà in diretta una bella lezione di stile.