Spesso si sente parlare di atleti portati per la corsa di resistenza piuttosto che per la velocità e una volta tanto non sì è in presenza di uno dei tanti luoghi comuni che ci ammorbano quotidianamente. Lo studio della fisiologia umana rende lecita la divisione degli sportivi in due macrocategorie: atleti “resistenti” ed atleti “veloci”. Questa divisione, che ad alti livelli agonistici è netta, è dovuta dal tipo di cellule che costituiscono i muscoli. Principalmente sono tre le tipologie di cellule muscolari. Il tema è molto complesso e per semplificare occorre dare qualche definizione.
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Cellula muscolare e fibra muscolare sono la stessa cosa. Per unità motoria si intende l’insieme delle cellule muscolari innervate dallo stesso motoneurone (nervo motorio che da il comando di eseguire il movimento) e del motoneurone stesso. Ciascun muscolo è innervato da più motoneuroni.
Le fibre muscolari hanno tre proprietà:
Proprietà contrattili: l’insieme delle caratteristiche morfo-fisiologiche che rendono possibile la contrazione muscolare, basate sull’analisi delle proteine componenti la “meccanica” del muscolo (velocita di scissione dell’ATP, sezione delle fibre)
Proprietà nervose: basate sulle caratteristiche dei motoneuroni come la soglia di eccitazione delle fibre e i tempi di contrazione involontaria (tetania)
Proprietà metaboliche: riguardano le “qualità” citoplasmatiche vale a dire la presenza di enzimi e organelli preposti alle trasformazioni energetiche. La centrale elettrica della cellula isomma. In queste proprietà rientra anche il livello di capillarizzazione/vascolarizzazione.
Basandosi su queste 3 proprietà si distinguono 3 tipi di fibre:
a) Fibre lente: dette anche fibre di tipo I o rosse, hanno elevate capacità di tipo ossidativo (molti mitocondri, enzimi della via aerobica), sono molto vascolarizzate, ma hanno scarse capacità contrattili (si contraggono lentamente e non producono una grossa quantità di forza) hanno la capacità quindi di produrre molta energia, anche se diluita nel tempo. I maratoneti e gli atleti delle discipline di fondo hanno una grossa quantità di percentuale di queste fibre nei muscoli.
b) Fibre veloci: dette anche fibre di tipo IIb o bianche, hanno scarse proprietà metaboliche, sono poco vascolarizzate ma hanno grande capacità contrattile, in particolare sono adatte a produrre intensi picchi di forza in brevissimi istanti. Solo le fibre tipiche degli atleti da prestazione “esplosiva”: centometristi, saltatori, lanciatori cioè di quegli atleti che devono concentrare molta forza in tempi molto brevi.
c) Fibre intermedie: dette anche di tipo IIa, come fa intuire la parola hanno capacità intermedie tra quelle veloci e quelle lente. E’ da ricordare però che riescono ad adattarsi particolarmente agli stimoli allenanti; cioè riescono ad “acquisire caratteristiche simili” a quelle lente o veloci in base all’allenamento a cui sono sottoposte. Ad esempio, un maratoneta avrà delle fibre intermedie che avranno, in proporzione, caratteristiche di tipo ossidativo maggiori di quelle contrattili e glicolitiche. Si pensa addirittura che negli atleti di fondo siano le fibre maggiormente soggette a riempirsi di mitocondri, glicogeno e trigliceridi.
In realtà c’è un quarto tipo di fibra di recente scoperta:
Fibre IIc: maggiormente presenti in atleti che non hanno ancora sviluppato il potenziale motorio, cioè i giovanissimi. Queste fibre sono presenti in quantità comunque minore rispetto le altre (1%) quindi hanno un’influenza trascurabile. Il loro destino è mutare in veloci o lente in funzione dell’allenamento.
In linea di massima si nasce con un certo numero di fibre lente piuttosto che veloci e sempre in linea di massima un allenamento mirato può mutare un certo numero di fibre intermedie in fibre lente. L’allenamento può cambiare alcune proprietà delle fibre, tra cui quelle metaboliche e contrattili, ma non quelle nervose. In altre parole “sembra” che con l’allenamento si riescano a modificare la tipologia di enzimi, il grado di vascolarizzazione, le proteine contrattili (miosina) all’interno della fibra, ma non il motoneurone che le innerva (proprietà nervosa). La confusione di oggi quindi deriva dal fatto che se consideriamo una fibra per le qualità contrattili e metaboliche allora può subire variazioni (della tipologia) in seguito all’allenamento, ma se invece consideriamo quelle nervose no.
Per conoscere la propria percentuale di fibre veloci, lente ed intermedie si fa una biopsia muscolare che consiste nel prelievo di un piccolissimo frammento di muscolo dal quale di ricava la ‘conta’ delle fibre.