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Report Olimpia Pomezia 2009

Venerdì, prima degli allenamenti, mi dicono che domenica pomeriggio c’è una gara a Pomezia. Si tratta di una delle prove del campionato regionale dell’ente di promozione sportiva Confsport. Mai sentito, ma poco m’importa, basta che ci siano i blocchi, i crono e gente che nuota. Inoltre è a Pomezia, a venti minuti da casa mia, faccio anche in tempo a fare la passeggiata in spiaggia che pregustavo da una settimana. Vado.
Centro sportivo Olimpia: parcheggio da stadio, reception da grand hotel, piscina da 33m a 10 corsie, tutto nuovo, soffitto in legno (ormai un must) ampio piano vasca, tribuna atleti separata da quella per gli spettatori, insomma un gran bell’impianto.
Il tutto un po’ sovradimensionato per il numero di iscritti: una sessantina scarsa tra uomini e donne, di tutte le categorie. Meglio così: non ci saranno le interminabili attese tra una prova e l’altra.
Inizio il riscaldamento, niente tonnara, le corsie più affollate ospitano tre persone, come quando ci si allena. Finisco un 500m totali e mi avvio al bordo per uscire. Mi tiro su con le braccia, punto il piede sinistro sul bordo per spingermi fuori dall’acqua e… SBAM! Il piede scivola, la gamba va giù e do due botte sulla plastica del bordo. Risultato: un livido viola sulla tibia, un’escoriazione rossa sul ginocchio, un’incazzatura nera con me stesso per il dolore infame e la zoppia conseguente. Fa un male bastardo, ma se adesso perdo tempo a frignare finisce che sento più dolore e mi passa la voglia di gara.

Chiamano per i 50 SL, vado.
Al posto, via! Mi tuffo meglio che al Grisanti, memore della “lavata di capo” fattami da Flaviano ma potevo metterci più energia, il livido mi ha un po’ scoraggiato. Faccio una sub non pessima ma neanche buona, troppo rollio, vabbè.
Faccio il primo 25 in apnea, cerco di non esagerare con la frequenza della gambata per coordinarla con la bracciata, Coach Stipcevich è presente in spirito e si raccomanda. Viro. Buona la capriola ma si poteva fare meglio, sub lunga ma lontana dall’ottimale, per questo odio sempre più la velocità: poco tempo per pensare, sbagli una virgola e non c’è modo di riparare, che stress! Faccio il secondo 25 incupito dal pensiero dei tanti “errorini”, picchio la piastra e penso “anche questa è fatta”. Esco zoppicando, la tibia adesso è blu e lampeggia, chiedo che tempo ho fatto: 37″… TRENTASETTE?!?!?!??! Ho migliorato il mio PB di 3″29, il dolore alla gamba sparisce di colpo.

Seconda chiamata: 50RA.
Al posto, via! Spingo un tuffo da ernia, Flaviano annuirebbe orgoglioso, solo che chiudo la planata con uno schiaffone di piedi sul pelo dell’acqua. Vabbè in fondo Flaviano non c’è fisicamente e non può davvero vedere, manco Coach Stip.
La sub esce benino, anche l’emersione non è repentina come al solito. Vado “ranando” un po’ meglio che al Grisanti, mi allungo allo spasimo, niente testate sull’acqua, la testa segue fluida il movimento delle braccia, il tronco ondula di conseguenza. Non sta andando malaccio, solo che dovrei avere un ritmo un po’ più alto. Viro. La seconda sub viene meglio della prima, emergo e aumento il ritmo. Ma mi sto allungando di meno, rallento e mi impongo di fare una rana decente, niente isterismi, niente “robottismi”. Fluido. Arrivo al tocco comunque massacrato, segno che ho dato quello che dovevo. Esco zoppicando meno di prima ma la tibia ha un bagliore purpureo, il ginocchio è sempre più rosso natalizio, e io che non volevo fare l’albero! Me ne frego di tutto e chiedo il tempo: 45″, altro PB in corta migliorato di 5″74. Un po’ me l’aspettavo, la settimana prima in lunga ho fatto 48″57, e a dirla tutta un secondo in più si poteva potare. Digrigno i denti ma va bene comunque, penso a gennaio, c’è il Forum Sprint. Ne riparliamo, a mente più fredda e a gamba sanata.

Report Trofeo Grisanti 2009

Altra domenica al Foro Italico. Per me seconda gara della stagione 2009/2010 e con la mia nuova, FANTASTICA, squadra. Ma stavolta, diversamente dalle Distanze Speciali, non ero solo. In un certo senso è la mia prima gara in ambiente “protetto”. Finora ho sempre affrontato la vasca un po’ allo sbaraglio, senza sproni esterni, senza compagni che prendessero i tempi, senza racconti di “guerra” degli “anziani”, senza Coach lì a mettere pezze, senza situazioni che nel tempo diventeranno aneddoti più ricchi a ogni nuova versione, senza quell’umanità che rende il nuoto master un divertimento per tante persone che giocano assieme.
Ci sono quasi tutti, manca solo Deda. Per questo sono un po’ triste, avevo elaborato tante frasi carine per il mio amico che nuota pancia all’aria. Cmq, sapendo che ci tiene, gli dedicherò il 50RA.

Chiamata per i 100 SL, Coach Stipcevich crono in mano e favella in moto (manco a dirlo), Monica con penna e blocco per segnare passaggi e tempi finali. Mi avvio ai blocchi con la baldanza di chi ha il supporto del team (l’Aquateam!!), batto il cranio su un trave della piattaforma tuffi, la balzanza sparisce di colpo, un bernoccolo sotto al cuoio capelluto aiuterà a ricordarla.
Al posto, via! Un tuffo buono per un 800 SL, questà è gara di velocità, due bestemmie per ogni colpo di gambe delfo.
La vasca lunga mi sembra più corta, sono già in virata, così presto?? Abbasso la frequenza degli smoccolamenti, forse la partenza non è stata così malaccio, forse sto andando veloce, forse la craniata mi ha dato i superpoteri, forse… forse un cavolo! Sono a manco metà vasca e puntuale arriva il Senso di Affanno:

“Ohilà vecchio mio! Scusa il ritardo, non c’è un parcheggio manco a pagarlo, ah ma hai iniziato senza di me…”

Credo di vedere le bandierine, meno male, pochi metri e sono arrivato. Ma ancora non arrivo, ecchec***, aumento la frequenza di gambe, soffro ancora di più, maledetta velocità, quanto la odio.
Dopo un’oretta buona vedo la piastra del crono, con l’ultimo guizzo di energia vitale le do una manata e mestamente salgo la scaletta per uscire. Penso che se è andata di lusso sono andato un paio di secondi poco sopra il tempo di iscrizione, 1′40″.

“MAURIZIO… MAURIZIO… 1′29″41…”

“Luca, che fai scherzi? Monica, il coach sfotte o cosa?”

“No no, è vero, guarda il crono!”

“Hari, davvero, ma io lo sapevo eh, te lo dico da settimane…[]…e poi pure il passaggio…[]… la bracciata era disallineata con la frequenza di gambe…[]… dobbiamo lavorare su…[]… grande Hari…[]…[]… te lo dicevo che miglioravi anche se hai…[]… []…”

“Monica, guardami negli occhi e dimmi che non mi state facendo uno scherzo!!!”

Mentre lo scrivo rileggo il pdf dei risultati ufficiali: 1′29″41, ho migliorato il mio PB nei 100SL di 9″ abbondanti ^_______________________^

Con Manfredi, anche lui come me nuovo in Aquateam, ci avviamo alle chiamate per i 50 RA, è la sua prima gara in assoluto, è tutto un darsi pacche sulle spalle e incoraggiamenti. Il “niubbo” chiuderà con un ottimo 43″51 migliorandosi di 2″, (GRANDISSIMO!!!)

Al posto, via!! Mi lascio cadere in acqua, evvaiii con un’altra partenza della straminc***! Nonostante il tuffo inesistente faccio una buona sub, me la godo davvero. Emergo e smetto di giocare, inizio il secondo calvario della giornata. Nuoto a stecca, teso come le corde di un basso elettrico, frequenza troppo alta, bracciata corta, scivolata quasi accennata, l’andamento della testa che mima le capocciate da rissa di strada. Più tardi Flaviano e Coach Stipcevich stileranno lo stesso elenco di errori, ma con dettagli tecnici e descrizioni minuziose del lavoro da fare per correggere migliorare. Questi istruttori ex agonisti, c’è solo un modo di trattarli: li ascolti in religioso silenzio assorbendo tutto il possibile e ringraziando per il privilegio concessoti.
Chiudo il 50 RA con un polmone fumante, lo stomaco accartocciato e un pensiero a Deda

“Brutto dorsista de[BEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEPP!]…[BEEEEEEP!!]…[BEEEEP!!]”

Esco dalla piscina e, mentre torno a recuperare le ciabatte, dedico mentalmente a Kalì gli stessi delicati motteggi tanto perchè nessuno si senta trascurato.

Nonostante la prestazione da rospo claudicante il crono dice che ho portato a casa un altro PB: 48″57, migliorato di 2″17 e abbattuto il mio muro dei 50″ ^_____^

Report Prova Speciale Masters 2009

Le promesse vanno mantenute. Tempo addietro dissi ottocento ed eccomi qui: Foro Italico, 7:45 del mattino, io, la bruma tiberina e i corvi… manco i piccioni, I CORVI! La cornice è incoraggiante. Un’incaricata FIN mi accoglie con affetto materno,

“DICA! ‘N’do va lei?”

“Buongiorno, sono qui per la gara di nuo…”

“Eee non le pare un po’ prestino? EH? Che dice lei… NO?”

“Sì, sono un po’ in anticipo, comunque sapevo che il riscaldamento è alle 8:15…”

“Ecco, bbravo, n’po’ tanto ’st’anticipo EH… NUN VE FACCIO ENTRA’!!, voi master lo so io come siete: sporcate e fate casino. NO! Adesso non se entra. DOPO!”

Con mani alzate, testa china e sguardo basso indietreggio lentamente reprimendo il naturale “Jawohl, mein kommandant!”. Aspetto l’orario d’entrata in posizione di riposo.

Passati quindici minuti accedo agli impianti. Si vede subito che  i milioni dei Mondiali sono stati ben spesi: i bagni delle tribune sono stati reimbiancati, quasi tutti. C’è abbastanza carta igienica, le vetrate della piscina sono state decorate con bei poster a sfondo celeste e adesso cisono ben tre distributori automatici di bibite/merendine che danno il resto.

Mi riprendo dalla meraviglia per le migliorie e inizio il riscaldamento. L’acqua stavolta è calda al punto giusto, le corsie sono abbastanza sgombre. Niente tonnara, stamattina si fa una sola gara, e questa è l’800 stile libero,  distanza che scoraggia la ressa. Di pomeriggio ci sono i 1500 SL, e sono ancora meno di noi pochi.

Si nuota bene, anche verso la fine del tempo previsto le corsie sono sgombre quel tanto che basta a bracciare senza urtare piedi e mani altrui. ‘Sto mezzofondo di vasca mi attrae sempre più. Sento avvisaglie di snobismo verso le gare corte. Reprimo sul nascere, ho già una colite per la querelle Dorso vs Nuoto, non ho la forza per altre crociate contro il male.

Chiamate di batteria: sono in seconda, iscritto con 16′, mi sento bene, sono ottimista e punto a un 15′40″ o poco meno . Due atleti per vasca, partenze simultanee, niente sfasamenti sull’asse del tempo, si deve tenere sempre lo stesso lato della corsia. Questo, per me, è un potenziale problema: in virata ma anche in andatura, sono troppo abituato a tenere sempre la destra. Vabbè, mi impongo di non pensarci e vado ai blocchi. In corsia con me c’è una ragazza maniavantista,

“Tu con che tempo sei iscritto? Ma sei più veloce eh? Io sono lentissima [...] sbaglio sempre [...] lo faccio solo come allenamento eh [...] ah per carità, sono qua solo per divertirmi, tu sicuramente mi straccerai[...] oddio, speriamo bene [...]“

E’ carina, tanto carina. Come sono solo le nuotatrici, se parlasse un po’ meno riuscirei anche a sorridere e dirle “Zitta!”

A posto… VIA!

Tuffo lungo e potente, tre pinnate poderose a delfo, una prima bracciata muscolosa, le bandierine sono fuori visuale, ottimo… se stessi facendo un 100SL,

ACCIDENTI!!! HARI, questa è una gara di resistenza, RALLENTA MISERIA SCHIFA!!!

Finisco di imprecare e sono già alla prima virata. Non leggo il passaggio, gli occhialini graduati imbarcavano troppa acqua e lì ho sostituiti con i larghi non graduati. Vabbè, vado a sensazione. La ragazza che si sta solo allenando rimane un po’ indietro, con la prima virata la stacco ancora di più. Bah, pensa alla tua di gara scemo! Abbassa sto ritmo sennò ti spompi. Finisco il primo cento, mi sento bene, ok abbasso il ritmo… ma non di tanto, mi sento così bene. Troppo bene, anche le sub: belle potenti massiiiiiì, sono poderoso e me la mangio ’sta vasca lunga.

Chiudo il terzo cento, con la stessa maledetta andatura alta tenuta dall’inizio, è l’inizio del dramma. I muscoli sono contratti, nei test in allenamento succedeva sempre il contrario: i primi due-trecento metri fatti col tronco rigido poi, magicamente, ogni fibra si allungava spontaneamente, entravo nello stato in cui il nuotatore “sente” l’acqua, arrivando al tocco finale volando.

Ora niente di tutto ciò. Spalle tese, bracciate sempre più corte, MALEDIZIONE! Le gambe, stranamente, pinnano costanti, senza i miei intervalli ogni x bracciate. C’è anche il problema della doppia presenza in corsia: sporco più di una virata per evitare il frontale con la ragazza… nel senso che sono io a trovarmi sempre dal lato sbagliato, non lei.  Gli automatismi degli allenamenti stanno prendendo il sopravvento, le correzioni si fanno frequenti, il nervosismo è conseguente. Mi appare la Madonna del Bordo, la apostrofo

Che, c’è? Pure tu ti stai solo allenando?? [BEEEEEEEP]!

Al sesto cento realizzo che sto 16′ lo abbatterò, ma non oggi. Cerco di contenere i danni aumentando l’andatura, ma sbaglio ancora perchè mi sento sempre più contratto, dovrei allungarmi di più ma non ci riesco più di tanto.

Arrivo al tocco, fermo il cronometro a un ufficioso 16′37″. Da una parte sono contento perchè ho fatto il mio primo 800, è amore vero, finora come ho fatto a vivere senza? Penso già ai Regionali di Febbraio, penso a “mamma” Crissy quando un’anno fa, profetica, disse “Mi sa che mi stai diventanto fondista, sì si!”. Dall’altra il sorriso è a mezza bocca, l’ottimismo di Coach Stipcevich è stato contagioso, ero abbastanza sicuro di andare sotto i 16′, non di molto ma cmq sotto. Ma va bene così, ’sto cavolo di nuoto continua a essere una delle cose più belle che mi son capitate :)

Report I Trofeo Latina Aquateam 2009 (Sabaudia)

Torre Paola, Sabaudia

Dopo un anno di intensa, anzi, di “intensa” attività natatoria doveva arrivare la débâcle: ho mollato la gara a metà, mi ha morso alla gola una ferina arsura da acqua salata. Stavolta non sono stato capace di sopportarla, come ho fatto al miglio di Anzio.
Finito il primo dei due giri ho pensato che tanto valeva finirla lì, inutile andare avanti sapendo che potevo resistere al massimo 500m per poi stare malissimo. Si vede che per me non era proprio giornata.
Peccato, le condizioni meteo erano IMHO perfette. Giusto qualche onda cavallona all’imbuto d’arrivo. Ne sanno qualcosa Deda e un altro ragazzo dell’Aquateam incaricati di tenere su i pali del traguardo a qualsiasi costo. Eroici!!
Deda testuale :”L’anno prossimo però mi riposo eh, faccio la gara!!”  :)))

Ah già, dimenticavo di citare quello che per me è stato un evento: ho finalmente conosciuto Deda, dopo vari e vani tentativi durante le gare supermaster. Ovviamente si è rivelata la brava persona che intuivo dai post scambiati in questo anno, anche di più. Un bravo ragazzo… certo, a dispetto del suo ingiustificabile amore per quella stramba postura acquatica chiamata dorso :PPPPPPP
Ah, dimenticavo ancora: gradevolissimo il dorsista anche col suo accenno al recente avvistamento di squali in zona Circeo, buttato là distrattamente poco prima della partenza :PPPPPPP… ;)

Chiudo facendo i complimenti a Coach Stipcevich, a Sollie, a Cescke73 e a tutti i ragazzi del Latina Aquateam per essere riusciti a tirare su una bella giornata di sport a dispetto del miliardo di imprevisti tipico delle prime volte, grandissimi!

Report 39° Trofeo “Terzo Darsena” Anzio (Per obbedir a Loga ovvero Lo zampino di Stipcevich)

anzio-beach

Stavolta niente levataccia, la gara è a due passi da casa, e non devo neanche studiarmi la strada o dannarmi per trovare l’impianto. Conosco Anzio da sempre, in pratica gioco nel mio giardino. Arrivo comunque presto, poco prima dei ragazzi dell’organizzazione. Mi dicono che la partenza sarà posticipata alle 10:30, gli inevitabili disguidi. Non ho fretta, oggi più che mai, niente scatti, niente virate, niente riscaldamenti in tonnara. Oggi ragiono da podista: gestione della fatica, passo lento e costante, niente colpi di testa. Oggi sperimento, oggi salto veramente nel buio, mai fatto preparazione specifica per il mezzofondo. Sono eccitato, a breve leggerò altro di me ancora inedito, niente più ipotesi, saprò se ’sto miglio marino è mio o no.
C’è meno folla rispetto le gare in vasca, davvero pochi anche considerando che oltre ai master ci sono anche gli assoluti e i bambini. Faccio la conoscenza di Claudio, M50 patito del fondo e non ama troppo la vasca, è qui “solo” per riscaldarsi, di pomeriggio si spara la 5km Anzio-Nettuno. Vedo Claudio e reprimo a fatica la voglia di applaudire, il confine tra sincerità e piaggeria è difficile da interpretare, specie per chi non mi conosce. Prendo nota mentalmente “Diventare simile a Claudio-entro i prossimi 10 anni-anche prima magari”.
Mentre aggiorno la lista delle priorità a lungo termine vedo arrivare Jekyll77

- Ma che stamo affà qua???
- Follia Jek, tutta colpa di Ciuco… vabbè un po’ pure nostra :)))

Facciamo la fila per l’iscrizione e per il numero scritto sulle spalle. Niubbissimi di acque libere ci scambiamo le ovvie perplessità del caso e progettiamo un’articolata tattica di gara: “Annàmo piano e tiràmo a fini sani e salvi!”
La fine dissertazione è interrotta da una voce che chiama.

- ERRI, ERRI… oh ciao Fabio, cercavo Erri del NG
- Eccolo, è lui!

Do’ un volto al leggendario Luca Stipcevich, un torrente di entusiasmo, una persona che definire ‘alla mano/amichevole  è riduttivo e irrispettoso. Luca ti tratta come un amico d’infanzia che non ti vede da 3 giorni

- Oh ragazzi, vi presento ’sto ragazzo del NG! Grande, ErriSceridan!!! Ahahah ERRI SCERIDAN sicuro!!
- Ehm Luca, sarebbe Hari Seldon, sai Asimov, i romanzi di fantascienza… pronunciato come lo scrivi… Maurizio, sono Maurizio!!
- Oh ma certo, ma sì :))))… ho letto ‘I Robot’ quando mi ero fatto male anni fa… [] … allora ’sta gara la dovresti affrontare così ma c’è anche il discorso…[]… mo’ ti fai questa e poi a Sabaudia, perchè la fai Sabaudia eh DAI EH!!!… []…

Ritrovo un vecchio amico che non sapevo di avere. Tra le mille cose di cui parliamo c’è anche una mezza promessa di entrare nella sua società sportiva: la situazione dalle mie parti è ancora da definire e l’unica cosa certa per la prossima stagione è che io continuo a gareggiare.

39-TerzoDarsena 2009red

E’ l’ora, si va alla partenza posta a cinquecento metri dall’arrivo: il percorso è un grosso rettangolo, il suo perimetro è in pratica un miglio marino (1853m). Ci sono quattro grosse boe che ne individuano i vertici e due boe più piccole (direzionali) che segnano i punti medi dei due lati più lunghi. Il criterio è lasciarsi sempre a destra le boe grosse, pena la squalifica. Chiaro e semplice.
Fanno partire prima gli assoluti, giustamente. Al segnale di via schizzano via come se facessero un 100 SL, con Jekyll ci guardiamo tra il perplesso e lo spaventato. Scrollata di spalle, aggiustata agli occhialini e pronti per la partenza dei master… VIA!!!
Come nelle gare podistiche la correttezza vuole che i più lenti partano dopo i top, quelli che sono lì per i primi posti. Dalla seconda linea vedo la stessa foga ammirata negli assoluti.
A due secondi dallo start mi tuffo anch’io, l’acqua è freddina e torbida per la sabbia. Trovo subito il mio ritmo: bracciate lunghe e rilassate, lo scopo è scivolare, sentire l’acqua. Poche battute di gambe, si sta a galla facilmente, pare quasi di nuotare col pull-buoy. Io adoro nuotare col pull-buoy… m’impongo di restare freddo, di frenare l’entusiasmo, non è ancora il momento di scomposti balli di gioia per il nuovo mondo appena scoperto, per l’Hari che non sapeva di amare così il nuoto in mare, NO! E’ presto, devo avere pazienza, il via era pochi minuti fa, devo essere razionale e badare a quello che sto facendo.
Alzo la testa, il gruppo è già più lontano. Accidenti, vabbè che sto andando rilassato, ma non sto facendo nuoto libero, sto comunque spingendo. Realizzo che sono caduto nell’errore tipico del niubbo marino: nuoto senza “scarrocciare” cioè  mi sposto puntando la prima boa media e la corrente mi spinge verso i frangiflutti facendomi allargare la traiettoria. Da questo momento in poi è tutto un zigzagare, dovevo tenerne conto si da subito. Ma continuo a nuotare senza rimproverarmi come in passato, mi sto divertendo troppo, non ho mai nuotato così fluido e sciolto. Le braccia eseguono  gli ordini prima ancora che siano impartiti, i deltoidi non sono tesi al limite come in vasca eppure sono più efficaci, più forti. La bocca sente il salmastro, penso a quel cocktail, quello col sale sul bordo del bicchiere, come si chiamava? Ma chi se ne frega, alzo la testa, uff ancora troppo verso la spiaggia, modifichiamo ’st’angolo: punto a ore due per andare a zero sennò mi ritrovo a prendere il sole sullo sdraio. Arriva un gommone d’appoggio, una signora mi grida che sto andando troppo fuori, lo so già ma ti voglio bene lo stesso perchè mi stai aiutando. Intanto la bracciata è sempre lì, bella e ben nutrita, tonica e soda, e neanche un accenno di fiato corto. Che figata nuotare in mare, in piscina starei ancora nuotando ma più ridimensionato. Ho quasi la tentazione di fare lo sborone nell’intimo, di definire ‘poderosa’ la mia nuotata. Adesso sono riallineato con la prima grande boa di vertice, il gruppone l’ho perso, pago l’errore di non averlo seguito da subito. Non c’è problema, alla prossima gara in mare si rimedia. Non so se finisco questa e già penso alla prossima, ed è subito dipendenza. Sento mentalmente lo Stipcevich che dice “Lo sapevo ERRI!”, reprimo una risata e vado a rana per studiare la prossima correzione. Prevedo tante correzioni, e realizzo che il divertimento è anche quello. Lo amo ’sto sport.
La seconda boa è a circa 50m dalla prima, ci arrivo allegrotto a rana, un terzo dell’opera è in tasca e il fiatone è ancora un ricordo da vasca. Adesso punto alla terza boa di vertice, il riferimento è la boa piccola di mezzo, mi allargo verso Ovest per compensare la corrente. La nuotata è ancora divertita e briosa, fisicamente va tutto bene, ho anche fatto amicizia con le onde appena accennate, le respirazioni sono regolari e precise. Temevo le pause da bevuta e sbagliavo. Sono a metà del percorso, il gruppone ormai non lo vedo più, e comunque non faccio molto per individuarlo, il mio scopo era capire cosa può farmi una nuotata così lunga.
Fa capolino un problema, il più ovvio e il meno considerato: gli occhialini. Mai tenuti addosso per così tempo senza toglierli. In piscina ci sono i recuperi, capisco che non servono solo per riprendere fiato, quei secondi preziosissimi servono anche per alleggerire la pressione sulle orbite. Inizialmente si presenta come un fastidio, arrivato nei pressi della quarta boa di vertice, il disagio è diventato molto simile a una cefalea. Più vado avanti e più diventa forte la voglia di strapparli e gettarli via, ma poi avrei problemi a trovare la direzione. Senza occhialini posso farmi il bagno a mare con la comitiva, posso giocare a pallavolo dove si tocca e le altre cose da spiaggia. Ma nuotare quelle distanze, TZK assurdo. Mi ordino di non frignare, un po’ di pressione dolorosa in faccia non uccide nessuno. E poi manca mezzo kilometro, il più è in sostanza fatto. Ricorro a un vecchio trucco orientale per cercare di controllare il dolore: gli do degli attributi, dei caratteri, vederlo come un oggetto da contemplare. Quest’analisi dovrebbe distrarmi dal disagio. Inizio con i più semplici, i colori. Il mio dolore è verde, non so perchè ma è verde. Kalì direbbe prontamente che è il colore della rana, stramaledico il dorsista ;) e proseguo. A ogni correzione di rotta trovo nuove caratteristiche  del dolore, è curvilineo, senza discontinuità, come la bracciata che ormai mi rende orgoglioso come non mai.
Non posso dire che questa tecnica funzioni sempre, rendere oggetto una sensazione è assurdo, ma con me sta funzionando e non è certo questo il momento per discettare di psicologia.
Il disagio è sempre lì, ma da un po’ ha perso lo scettro del comando, adesso è meno forte il proposito di schiacciare gli occhialini sotto le ruote della macchina una volta arrivato.
Ci siamo, sono a vista della prima grande boa, da una barca appoggio m’indica l’arrivo, un grosso cartellone snobbato dalla mia miopia, benedettissimi ragazzi e ragazze dell’organizzazione. Eseguo il mio standard di sprint e passo i pali del traguardo.
Mi alzo in piedi, tolgo gli occhialini e la simulazione di cefalea si vaporizza. Gioisco per la piccolissima impresa compiuta e ancor più per una paradossale delusione: non sono stanco, un po’ di sete ma niente di più. Certamente più sentito e “patito” uno scarico di 1800m in piscina.
Faccio una corsetta per dire a Luca che il mezzofondo ha un nuovo appassionato cultore della materia.

- AAAH Bene, benissimo… allora a Sabaudia sono 2600m, ma andrai benissimo lo stesso perchè… []… mo mi ricordo di quella volta che… []… Uè ragazzi, vi presento Hari, un ragazzo del NG di nuoto, grandissimo… []… mo devi sapere che quella volta… []…

Una specie di fratello che non ho mai avuto :)
Trascino il grandissimo Stipcevich al bar, devo brindare il mio primo mezzofondo e non posso farlo senza il mio nuovo mentore del fondo in loco. Lì ritrovo Jekill e signora, lo avevo perso poco dopo la partenza, sorrido pensando alle remore e titubanze di qualche giorno fa.
E’ tardi e ho il parcheggio a pagamento che scade tra dieci minuti, in questo breve lasso di tempo dico a Luca che ci si rivede presto alla 2,6 km di Sabaudia e ad alta voce mi chiedo chissà se anche Jekyll sarà dei nostri.

- Ma certo che viene, ma sì, ma dai che devi semplicemente correggere le traiettorie… []… quando misuriamo, il percorso è inevitabile che qualcosa… []… uè ragazzi, è tardi devo andare che mi aspettano a… []… è inutile, alla fine il B1, il lavoro di qualità c’ha il suo peso perchè… []… allora Hari ci si rivede presto e… []… []… []…

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"La mente e' come un paracadute: funziona solo quando e' aperta."
Frank Zappa

 

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